Perché abbiamo bisogno di sentirci utili
Perché abbiamo bisogno di sentirci utili? Tra lavoro, relazioni e ruoli quotidiani, il confine tra essere utili e sentirsi indispensabili.
Identità, maschere e autenticità.
Perché abbiamo bisogno di sentirci utili? Tra lavoro, relazioni e ruoli quotidiani, il confine tra essere utili e sentirsi indispensabili.
Ogni persona incontrata sembra conoscere una versione diversa dello stesso uomo. Nessuna è falsa, ma nessuna basta a definirlo interamente.
Una lettera a quella parte di noi che cambia senza fare rumore, quando le vecchie definizioni diventano strette e i contorni meno netti.
Quando il proprio riflesso non coincide più con la persona che ricordiamo, forse non siamo perduti: stiamo semplicemente imparando a tradurci di nuovo.
La richiesta di essere sempre coerenti può trasformarsi in una gabbia. Una riflessione sul diritto di cambiare senza dover difendere ogni versione precedente di noi.
Una poesia su ciò che resta fuori dalla persona che abbiamo imparato a essere, mentre chiamiamo equilibrio ciò che forse è soltanto adattamento.
Non sempre ci perdiamo all’improvviso. A volte ci allontaniamo da noi stessi poco alla volta, fino a scoprire di esserci costruiti contro.
Un racconto lungo sulla distanza tra padre e figlio, tra responsabilità e colpa, e sul momento in cui il linguaggio non riesce più a proteggere un legame.
Un uomo trasforma la distanza in abitudine e la rinuncia in fedeltà, finché una tazza dimenticata gli mostra la forma precisa del proprio autoinganno.
La vicenda tra Elon Musk e OpenAI diventa una riflessione su missione, interessi e sul modo in cui le storie pubbliche vengono riscritte per restare coerenti.