Aggiornamenti
Vietare non basta: la scuola prima della patente digitale
Aggiornamento – 23 settembre 2026
Dalla scuola al patentino digitale
Il passaggio dall’idea alla formazione concreta comincia intanto a comparire anche nelle iniziative rivolte alla scuola. Il 22 settembre l’Ufficio scolastico regionale per l’Emilia-Romagna ha comunicato, nell’ambito del protocollo tra Ministero dell’Istruzione e del Merito e Fondazione SOS Il Telefono Azzurro ETS, il bando nazionale SAFE – Scuole Azzurro Futuro & Educazione. L’iniziativa, già presentata da Telefono Azzurro il 15 settembre, punta a tradurre i principi del protocollo in interventi operativi e percorsi didattici sulla tutela dei minori e sull’uso sicuro e consapevole delle tecnologie nell’era dell’intelligenza artificiale. Prevede inoltre moduli e workshop per docenti e dirigenti e una rete stabile di scuole dedicata alla cittadinanza digitale.
Nello stesso dibattito è tornata a circolare una proposta ancora più vicina, almeno nel nome, alla domanda di questo percorso. Giuseppe Lavenia, direttore scientifico dell’associazione Di.Te., propone un Patentino Digitale obbligatorio a punti, preceduto da due anni di educazione digitale inserita nell’orario scolastico e collegato all’accesso autonomo ai social dai sedici anni. La proposta era già stata formulata nei mesi precedenti ed è stata rilanciata a settembre nel confronto sull’EU Kids Act: non coincide con la Patente digitale sviluppata qui, soprattutto per il sistema a punti e per la diversa architettura delle responsabilità, ma condivide una premessa significativa: l’abilitazione non dovrebbe precedere la formazione.
È questo il dato che merita di essere seguito. Da una parte compare un programma istituzionale che porta nella scuola educazione digitale, intelligenza artificiale e sicurezza online; dall’altra una proposta pubblica lega esplicitamente una forma di patentino a un percorso educativo precedente. La discussione non riguarda più soltanto l’età alla quale aprire una porta. Comincia a riguardare ciò che dovrebbe accadere prima di arrivarci.
Il 23 settembre il Co.Re.Com. Puglia ha presentato il Patentino Digitale in Puglia, realizzato con l’Ufficio scolastico regionale e la Fondazione Articolo 49. È un percorso gratuito per le scuole secondarie di primo grado e per il biennio delle secondarie di secondo grado: dieci moduli, da 10 a 20 ore, disponibili sulla piattaforma inclasse.net previa iscrizione del docente. Affronta cyberbullismo, hate speech, privacy, sicurezza, disinformazione, dipendenza digitale, smartphone e intelligenza artificiale. Al termine, il Co.Re.Com. rilascerà un patentino che attesta le competenze acquisite. La presentazione istituzionale dà dunque forma operativa alla sequenza formazione, acquisizione delle competenze, attestazione.
Il presidente del Co.Re.Com. Puglia, Michele Bordo, ha espresso il problema con l’analogia da cui muove anche il nostro percorso: «Non daremmo mai un’automobile a un ragazzo senza patente, eppure gli mettiamo in mano uno smartphone senza le istruzioni necessarie». La convergenza è nel ragionamento, non in un rapporto fra le due iniziative, del quale non abbiamo alcun elemento. I movimenti Saperlo usare non significa essere abilitati e Una patente per la persona, una targa per il dispositivo portano quella domanda oltre le istruzioni: quali competenze verificare e come attribuire le responsabilità connesse all’uso?
Il patentino pugliese è oggi un percorso scolastico con attestazione delle competenze; non istituisce l’architettura generale di abilitazione e responsabilità discussa in Patente digitale. Proprio questa distinzione rende utile il confronto. Il principio dichiarato, «non vieta, insegna», traduce in una scelta educativa ciò che qui avevamo posto come premessa: la preparazione deve precedere la pretesa di un uso consapevole.
Fonti
SAFE: Ufficio scolastico regionale per l’Emilia-Romagna, 22 settembre 2026, bando SAFE nell’ambito del protocollo MIM–Telefono Azzurro; Telefono Azzurro, presentazione del bando del 15 settembre 2026.
Patentino Digitale: proposta di Giuseppe Lavenia rilanciata il 17 settembre 2026 nel dibattito sull’EU Kids Act.
Patentino Digitale in Puglia: Consiglio regionale della Puglia, resoconto della presentazione del 23 settembre 2026.
Aggiornamento – 22 settembre 2026
Età, uso problematico e verifica
Il dibattito si è spostato rapidamente oltre la semplice domanda sull’età. Dianora Bardi, presidente del Centro Studi ImparaDigitale, ha richiamato l’attenzione sul fatto che la tutela dei minori nei social non possa essere ridotta a una soglia anagrafica. Nello stesso giorno Federico Ferrazza, su Italian Tech, ha messo in discussione l’idea che esista una soglia scientifica universale capace di separare automaticamente un uso innocuo da uno dannoso: la letteratura disponibile distingue infatti il semplice tempo trascorso sui social dall’uso problematico e dai meccanismi specifici delle piattaforme.
Il secondo elemento riguarda la verifica dell’età. Per applicare limiti e protezioni occorre sapere chi sia minorenne, ma una verifica più efficace può richiedere nuove infrastrutture e nuovi trattamenti di dati. La soluzione europea prova a separare la prova del superamento di una soglia dall’identificazione completa della persona; resta però evidente il principio: stabilire meglio chi può entrare non equivale a prepararlo a ciò che troverà dopo l’ingresso.
Questi interventi rafforzano il punto centrale del caso senza trasformare il divieto nel suo contrario. Una soglia può essere una misura di protezione, e una verifica dell’età può renderla meno facilmente aggirabile. Ma né l’una né l’altra producono da sole competenza, capacità critica o responsabilità. Se immaginiamo una patente digitale, la sua parte decisiva non comincia al controllo del documento: comincia nella formazione che lo precede.
Fonti
Aggiornamento, 22 settembre 2026: BergamoNews, intervento di Dianora Bardi sul rapporto fra minori, social ed età.
Età, uso problematico e verifica: Federico Ferrazza, Italian Tech, 22 settembre 2026.