Il corpo ricorda ciò che la mente dimentica
Il corpo conserva tracce della nostra storia che la mente può dimenticare: gesti, posture, cicatrici e sensazioni diventano una forma diversa di memoria.
Domande, idee e riflessioni su identità, relazioni e presente.
Il corpo conserva tracce della nostra storia che la mente può dimenticare: gesti, posture, cicatrici e sensazioni diventano una forma diversa di memoria.
Alcune trasformazioni diventano visibili soltanto dopo. Memoria, scrittura e distanza dal passato ci permettono di riconoscere quanto siamo cambiati.
Una riflessione sulla solitudine a partire da Rilke, intesa non come isolamento ma come spazio in cui possiamo ascoltare ciò che siamo.
Una lettera sulla solitudine interiore e sul momento in cui smettiamo di riempire ogni silenzio, lasciando emergere ciò che normalmente evitiamo.
Una riflessione sulla solitudine collettiva, sull’irrilevanza e sul bisogno umano di essere riconosciuti prima ancora che semplicemente connessi.
Una lettera a quella parte di noi che cambia senza fare rumore, quando le vecchie definizioni diventano strette e i contorni meno netti.
La richiesta di essere sempre coerenti può trasformarsi in una gabbia. Una riflessione sul diritto di cambiare senza dover difendere ogni versione precedente di noi.
Una frase di Pavese apre una crepa nel presente e mostra come una lettura possa spostare il nostro modo di vedere ciò che ci circonda.
Una riflessione sulle versioni della realtà che costruiamo per renderla più sopportabile e sul confine sottile tra lucidità e autodifesa.
Vede per strada una persona che conosceva e decide di non chiamarla. Bastano pochi secondi perché una distanza diventi una scelta.