Le stanze che continuiamo a portarci dentro
Possiamo lasciare un luogo senza smettere di abitarlo interiormente. Una riflessione sulle stanze della memoria e sulla libertà che nasce quando cambia lo sguardo.
Introspezione e presenza.
Possiamo lasciare un luogo senza smettere di abitarlo interiormente. Una riflessione sulle stanze della memoria e sulla libertà che nasce quando cambia lo sguardo.
Un viaggio sul mare diventa il luogo di un naufragio interiore, tra amore, coscienza e il rumore di ciò che scopriamo essere rimasto vuoto.
Una poesia sul punto in cui silenzio, ricordo e corpo si incontrano prima che il pensiero riesca a dare loro un nome.
Un racconto lungo sul corpo come luogo della presenza, sull’ascolto e sull’incontro tra due persone che imparano lentamente a riconoscersi.
Elisa e Lorenzo cercano un rapporto più lento con lettura e scrittura, in un mondo di notifiche e distrazione. Un racconto sulla presenza delle parole.
Marta attraversa una mattina senza fretta e riscopre nei gesti più semplici una forma di lucidità, presenza e fiducia nel ritmo delle cose.
Esiste uno spazio in cui il pensiero rallenta e ciò che altrove resta sommerso può emergere. Una breve prosa sul tempo interiore.
Fermarsi e restare in ascolto può diventare un atto di presenza e coraggio, quando smettiamo di pretendere risposte immediate.
Una poesia sul margine come luogo in cui il passo rallenta, il rumore si attenua e le cose possono finalmente essere ascoltate.
Tra pensiero e respiro esiste una soglia in cui il silenzio non è vuoto, ma possibilità. Una breve prosa sulla presenza interiore.