Vai al contenuto
“Le parole restano.”

Ci sono luoghi dentro di noi che non visitiamo mai. Dove la luce non arriva. Non perché facciano paura, ma perché sembrano troppo silenziosi per attirare l’attenzione. Sono stanze senza finestre, corridoi che non portano da nessuna parte, tavoli su cui nessuno ha più lasciato un bicchiere. Eppure, è proprio lì che l’invisibile si muove.

A volte basta un dettaglio minimo, una piuma che si solleva senza vento, un libro che rimane aperto sulla stessa pagina per giorni, per ricordarci che ciò che non vediamo continua a lavorare in profondità. L’assenza non è un vuoto, ma un gesto che non abbiamo ancora imparato a leggere.

Viviamo circondati da presenze che non si mostrano. Le chiamiamo mancanze, ma forse sono solo forme diverse di esistenza: modi più discreti di restare. La luce non arriva ovunque, è vero, ma questo non significa che tutto ciò che resta nell’ombra sia perduto. Alcune cose crescono proprio lì, dove nessuno guarda.

E allora ci accorgiamo che l’invisibile non è un mistero da risolvere, ma un ritmo da ascoltare. Un respiro lento, un movimento minimo, una promessa che non ha bisogno di parole. È la parte del mondo che non chiede attenzione, ma la merita più di tutto il resto.

Valerio Villari

Inquadramento editoriale
Argomento
Temi trattati

Condividi questa lettura

Lettere dagli Inchiostrati

Le parole possono continuare anche dopo questa pagina.

Se vuoi ricevere nuovi articoli, percorsi e approfondimenti di Inchiostrati senza dipendere dagli algoritmi dei social, puoi iscriverti alla newsletter.

Riceverai una mail per confermare l’iscrizione. Puoi annullarla in qualsiasi momento. Privacy.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.