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“Le parole restano.”

Una lettera che riflette sull’invisibile: l’assenza come linguaggio, il silenzio e la memoria come spazi che permettono alle cose di respirare.

Non sempre ciò che manca è una perdita. A volte è un varco, un respiro che ci costringe a guardare meglio. L’assenza non è il contrario della presenza, ma la sua forma più pura: quella che non si impone, che non chiede di essere vista, e proprio per questo ci attraversa.

Ci sono giorni in cui tutto sembra sospeso, le parole, i gesti, persino la luce. Eppure, in quella sospensione, qualcosa si muove. Un pensiero che non si dice, un ricordo che non si mostra, una foglia che cade e resta a mezz’aria. È lì che l’invisibile prende corpo.

Forse l’arte dell’assenza è imparare a non riempire ogni spazio. Lasciare che il silenzio faccia il suo lavoro, che la mancanza diventi linguaggio. Solo allora ciò che non vediamo comincia a parlarci, piano, ma con voce vera.

Valerio Villari

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