Una dimora per le parole
Scrivere senza distrazioni richiede spesso meno strumenti, non di più: meno notifiche, metriche e rumore, più spazio perché le parole possano arrivare.
Introspezione e presenza.
Scrivere senza distrazioni richiede spesso meno strumenti, non di più: meno notifiche, metriche e rumore, più spazio perché le parole possano arrivare.
Il corpo conserva tracce della nostra storia che la mente può dimenticare: gesti, posture, cicatrici e sensazioni diventano una forma diversa di memoria.
Un uomo ha imparato a conoscere la propria vita attraverso dati e dispositivi, finché scopre che il corpo conserva una storia che nessun profilo mostra.
Prima di ogni frase esiste un tempo senza parole, in cui l’idea deve ancora trovare forma. È lì, forse, che la scrittura comincia davvero.
Essere consapevoli non significa conoscere tutto di sé, ma vedere ciò che facciamo mentre accade, senza aggiungere giudizio o giustificazione.
Una riflessione su tecnologia, immediatezza e consapevolezza, e sul bisogno di conservare un minimo di attrito per restare presenti alle nostre scelte.
Una breve prosa sul momento in cui qualcosa diventa visibile prima ancora che siamo pronti a dargli un nome.
Una frase di Pavese apre una crepa nel presente e mostra come una lettura possa spostare il nostro modo di vedere ciò che ci circonda.
Scrivere significa anche saper restare dentro una frase abbastanza a lungo da distinguere ciò che è vero da ciò che è soltanto comodo.
Non tutto ciò che viviamo entra nella pagina. A volte la scrittura trova il proprio valore proprio nel riconoscere ciò che non riesce a contenere.