Vai al contenuto
“Le parole restano.”

L’amore non arriva con il rumore
né con la luce piena delle promesse.
Sta nelle pause,
nella sedia lasciata vicina,
nella voce che non pretende,
nella mano che resta aperta
anche quando l’altra si ritrae.

Non chiede di essere certo,
solo di essere vero.
Non misura i passi,
non conta le assenze,
non pretende un centro
dove due cuori coincidano.

L’amore vive di margini,
di stanze attraversate piano,
di sguardi che sanno aspettare
senza fare domande inutili.
È fragile, sì,
come il vetro che trattiene la luce
senza possederla.

Eppure insiste.
Si rialza nei gesti minimi,
nel caffè lasciato sul tavolo,
in una porta chiusa senza violenza,
in un nome detto sottovoce
per non ferire il buio.

Amare non è stringere.
È restare senza occupare.
È dire: io ci sono,
anche se non ti completo,
anche se non ti salvo,
anche se non ti capisco fino in fondo.

Forse è questo, l’amore:
una forma di resistenza gentile,
un modo di stare accanto
senza chiedere al mondo
di essere meno fragile
di quello che è.

Inquadramento editoriale
Argomento
Temi trattati

Condividi questa lettura

Lettere dagli Inchiostrati

Le parole possono continuare anche dopo questa pagina.

Se vuoi ricevere nuovi articoli, percorsi e approfondimenti di Inchiostrati senza dipendere dagli algoritmi dei social, puoi iscriverti alla newsletter.

Riceverai una mail per confermare l’iscrizione. Puoi annullarla in qualsiasi momento. Privacy.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.