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“Le parole restano.”

Ci sono pagine che sembrano non appartenere a nessun tempo. Restano aperte nello stesso punto, attraversano gli anni senza chiedere di essere voltate e continuano ad abitare lo Scriptorium con la discrezione delle cose che non hanno più bisogno di essere spiegate.


Il registro era rimasto aperto sulla stessa pagina da molti anni. La pergamena non aveva ingiallito più delle altre e la penna riposava ancora accanto al calamaio.

Le pagine precedenti erano fitte di nomi, annotazioni e piccole correzioni ai margini; poi una delle due colonne restava incompiuta, mentre l’altra continuava.

Ogni mattina qualcuno spolverava il tavolo, chiudeva il calamaio, raddrizzava la penna e lasciava il registro aperto sulla stessa pagina.


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