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“Le parole restano.”

Squillo interrotto a metà. La cornetta resta muta sul tavolo di legno scheggiato, il filo attorcigliato come vene. Fuori piove, gocce colpiscono il vetro in ritmo irregolare. Nel punto fragile dove il passato trattiene il fiato, il tuo nome scritto a matita sul taccuino si sfuma sotto la lampada. Non chiamerà più. Hai cancellato il numero tre volte, ma il telefono resta lì, testimone. Prendi il bicchiere, bevi un sorso. Domani lo staccherai. O forse no.

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Lettere dagli Inchiostrati

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