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“Le parole restano.”

Restano sempre le cose che non sanno finire, tutto ciò che non smette: un gesto, una voce, il contorno di un’assenza che continua a farsi sentire.

Restano le cose che non sanno finire.
Non sempre hanno il peso di un evento: a volte sono un odore che riappare senza preavviso, una piega nella voce, un indumento, un oggetto rimasto dove non doveva più stare.
Ciò che resta non ha bisogno di farsi notare per durare.
Vive nella soglia delle stanze, nei gesti ripetuti senza pensarci, in quell’ostinazione silenziosa con cui alcune presenze continuano a stare.
Non è nostalgia. È una forma più tenace e più discreta di permanenza.
È il modo in cui il tempo, invece di chiudere, lascia aperto un varco.

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