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“Le parole restano.”

Tra la quinta elementare e la prima media c’è un’estate. Nei dati pubblicati da INAPP il 30 settembre 2026, in quell’intervallo apparentemente breve la quota di ragazzi che dispone di uno smartphone personale passa dal 52,7% all’87%. In seconda media raggiunge il 90,7%. Nello stesso passaggio cresce anche l’ingresso nei social: dal 31,5% degli alunni di quinta elementare al 74,8% di quelli di seconda media.

Il dato interessante non è soltanto quanto presto arrivino smartphone e piattaforme. È la velocità con cui cambia l’ambiente nel quale un ragazzo deve imparare a muoversi. Nel giro di pochi mesi uno strumento condiviso o mediato dalla famiglia può diventare personale; l’accesso occasionale può trasformarsi in presenza quotidiana; una parte crescente delle relazioni può cominciare a passare attraverso spazi nei quali pubblicare, condividere, essere esclusi, cercare approvazione o subire pressioni sono gesti immediati.

Studente con zaino tra ambiente scolastico e spazio digitale con smartphone e social
Illustrazione generata con intelligenza artificiale

La soglia arriva prima della preparazione?

Il Policy Brief Proteggere il benessere dei minori. Un’infrastruttura per il monitoraggio delle politiche utilizza i dati italiani dell’indagine internazionale Children’s Worlds – Wave 5, raccolti su un campione rappresentativo di 4.750 bambine, bambini e ragazzi tra 7 e 14 anni. In seconda media il 55,3% dichiara di utilizzare i social quotidianamente o quasi. Il 32,5% riferisce di aver provato a ridurre l’uso di Internet senza riuscirci, il 25% riconosce che la rete gli crea problemi e il 17,4% dichiara un peggioramento dei risultati scolastici.

Questi numeri vanno letti con cautela. Non dimostrano, da soli, che smartphone o social siano la causa di ogni difficoltà rilevata. Una parte dei dati descrive percezioni e associazioni, non rapporti causali. Sarebbe altrettanto sbagliato, però, ignorare la coincidenza temporale: proprio mentre aumentano rapidamente autonomia digitale e frequenza d’uso, cambiano anche alcuni indicatori relazionali. La soddisfazione per il rapporto con gli amici scende dall’83,3% in quinta elementare al 75,1% in seconda media; tra le ragazze di seconda media il 25% riferisce di sentirsi sola spesso, molto spesso o sempre e il 20,7% dichiara di essere esclusa o ignorata sui social.

Non è soltanto una questione di età

La risposta più semplice sarebbe trasformare questi dati in una nuova soglia anagrafica: prima dei dodici, tredici o sedici anni niente smartphone o niente social. Ma il rapporto INAPP suggerisce una questione più ampia. I ricercatori raccomandano di anticipare ai 10 anni gli interventi di supporto relazionale e sociale e di trasformarli da risposta alle emergenze o alle situazioni di maggiore svantaggio in un accompagnamento universale e strutturale verso l’adolescenza.

La differenza è importante. Non significa semplicemente insegnare prima a usare uno smartphone. Significa riconoscere che l’ingresso nell’autonomia digitale avviene mentre stanno cambiando contemporaneamente relazioni familiari, rapporti tra pari, percezione di sé e bisogno di appartenenza. Lo strumento arriva dentro quella trasformazione, non fuori da essa.

Saper usare non significa essere pronti

È uno dei punti centrali del percorso Patente digitale. Nel Movimento III, Saperlo usare non significa essere abilitati, distinguiamo la familiarità tecnica dalla capacità di comprendere responsabilità e conseguenze. I dati INAPP rendono quella distinzione molto concreta: a dodici anni quasi tutti possiedono già lo strumento, ma possederlo non ci dice nulla sulla capacità di gestire pressione sociale, reputazione, conflitto, permanenza dei contenuti, manipolazione o richiesta di consenso.

Il Movimento VI, Prima della patente viene la scuola, aggiunge l’altra metà del problema. Se l’autonomia digitale arriva tra la fine della primaria e l’inizio della secondaria, la formazione non può cominciare dopo. Deve precedere la soglia, accompagnarla e coinvolgere anche gli adulti che hanno il compito di costruire quell’autonomia.

Quell’estate tra quinta e prima media

Forse è questo il dato più utile da trattenere. Non il 90,7% isolato, né il 74,8% dei ragazzi iscritti ai social, ma il salto che avviene in pochissimo tempo. In quinta elementare poco più della metà possiede uno smartphone personale; in prima media sono già quasi nove su dieci.

Se esiste un momento nel quale parlare di cittadinanza digitale, responsabilità, consenso, reputazione, algoritmi e capacità di fermarsi prima di condividere, quel momento non può essere scelto dopo che l’autonomia è già diventata la normalità.

L’Osservatorio di Dietro la macchina seguirà questi dati non per trasformarli nell’ennesimo allarme sui ragazzi e gli smartphone, ma per una domanda molto più concreta: chi deve essere pronto prima che arrivi quell’estate?

Fonti e riferimenti

INAPP: «L’uso intenso dei social aumenta isolamento e conflitti», comunicato stampa del 30 settembre 2026.

Policy Brief: Cristina Lion, Giovannina Assunta Giuliano, Antonello Scialdone, Paloma Vivaldi Vera, Proteggere il benessere dei minori. Un’infrastruttura per il monitoraggio delle politiche, INAPP, 30 settembre 2026. I dati utilizzati provengono dall’indagine internazionale Children’s Worlds – Wave 5 su un campione italiano di 4.750 minori tra 7 e 14 anni.

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