1. Dalla piazza pubblica alla piazza digitale
L’evoluzione delle tecnologie della comunicazione ha trasformato le piattaforme digitali in luoghi centrali del confronto pubblico. Non si tratta più soltanto di strumenti per mantenere relazioni personali, ma di ambienti nei quali si discutono decisioni politiche, si formano opinioni, si diffondono notizie e si esprimono giudizi su persone e istituzioni.
Questa trasformazione ha ampliato le possibilità di partecipazione, ma ha anche modificato le condizioni nelle quali si esercita la libertà di espressione. La rapidità delle interazioni, la distanza fisica fra gli interlocutori e la visibilità potenzialmente estesa dei messaggi possono favorire comportamenti che, in una relazione diretta, verrebbero probabilmente sottoposti a una maggiore riflessione. Non significa che ogni utente perda consapevolezza delle proprie azioni, né che l’ambiente digitale determini automaticamente l’aggressività.
Un caso recente permette di esaminare concretamente il rapporto fra libertà di critica e responsabilità individuale. Nell’ottobre 2026 è stata resa nota la richiesta di archiviazione formulata dalla Procura della Repubblica di Lecce in relazione a commenti pubblicati sui social dopo un furto nell’abitazione della sindaca Adriana Poli Bortone. Secondo quanto riportato dagli organi di informazione, il pubblico ministero ha richiamato la necessità di valutare le espressioni nel contesto in cui sono maturate, considerando anche la particolare ampiezza del diritto di critica nei confronti di chi esercita funzioni politiche.
La richiesta di archiviazione non costituisce, tuttavia, una decisione definitiva sulla vicenda. La difesa della sindaca ha annunciato opposizione e spetterà all’autorità giudiziaria competente assumere le determinazioni previste dalla legge.
Il caso pone una questione che supera la singola controversia: fino a che punto il contesto comunicativo può incidere sulla valutazione di un’espressione offensiva? E soprattutto, riconoscere le caratteristiche delle piattaforme significa comprendere le condizioni nelle quali un comportamento si manifesta oppure rischia di trasformarsi in una giustificazione della sua gravità?
Sono domande che richiedono di distinguere il piano giuridico da quello sociologico. L’analisi dell’ambiente digitale può aiutare a comprendere la diffusione di determinate condotte, ma non può sostituire l’accertamento della responsabilità individuale.
2. Il diritto di critica e i suoi limiti
L’articolo 21 della Costituzione riconosce a tutti il diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero attraverso la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La libertà di espressione costituisce uno dei fondamenti della partecipazione democratica e assume particolare importanza nel confronto politico, dove il controllo pubblico sull’operato degli amministratori rappresenta una funzione essenziale.
La critica politica può essere severa, polemica e persino aspra. Non è necessario che il dissenso sia formulato in termini concilianti per essere legittimo. Occorre però distinguere il giudizio su idee, decisioni e comportamenti dall’aggressione personale che non presenta un collegamento apprezzabile con l’argomento discusso.
La giurisprudenza della Corte di Cassazione riconosce che il diritto di critica politica può comprendere valutazioni fortemente negative, purché non si trasformino in attacchi gratuiti alla dignità e alla reputazione dell’avversario. Questa distinzione rimane essenziale anche sulle piattaforme digitali.
La pubblicazione di un commento su una bacheca o in una discussione accessibile a più persone non sottrae il suo autore alle regole generali sulla tutela della reputazione. Al tempo stesso, non ogni espressione sgradevole, volgare o provocatoria integra automaticamente il reato di diffamazione: la valutazione richiede di considerare il contenuto, il contesto, i destinatari e le circostanze della comunicazione.
Il problema non consiste dunque nello stabilire se la rete debba consentire una critica più o meno intensa rispetto agli altri spazi pubblici. Consiste nel comprendere come applicare principi giuridici già esistenti a forme di comunicazione che presentano caratteristiche tecniche e sociali differenti.
3. Algoritmi, conflitto e collasso del contesto

Le piattaforme non si limitano a ospitare le comunicazioni degli utenti. Attraverso i sistemi di raccomandazione, selezionano e ordinano una parte dei contenuti che diventano visibili, contribuendo a determinare quali messaggi ottengano maggiore attenzione.
Una ricerca illustrata dalla Stanford University nell’agosto 2026 ha esaminato il rapporto fra i valori dichiarati da utenti di X e i contenuti mostrati dal feed personalizzato «For You». Lo studio ha rilevato che i sistemi basati sui segnali di coinvolgimento possono privilegiare contenuti capaci di provocare reazioni, anche quando non risultano coerenti con i valori espressi dagli stessi utenti. Il coinvolgimento, dunque, non coincide necessariamente con l’apprezzamento.
Un’altra ricerca, pubblicata nel 2024 su Scientific Reports, ha analizzato 95.282 articoli giornalistici e 579.182.075 post su Facebook e Twitter. I risultati indicano che gli articoli di notizie caratterizzati da un linguaggio negativo presentavano, nel campione esaminato, una probabilità di essere condivisi pari a circa 1,91 volte quella degli articoli non classificati come negativi.
Questi studi non dimostrano che ogni piattaforma favorisca deliberatamente l’aggressività, né che ogni contenuto conflittuale venga necessariamente amplificato. Documentano, però, un problema rilevante: quando la visibilità dipende anche dalle reazioni suscitate, indignazione e disaccordo possono contribuire alla circolazione dei messaggi.
A questo fenomeno si affianca il cosiddetto collasso del contesto, studiato da Alice E. Marwick e danah boyd. Nelle relazioni quotidiane, le persone tendono a modulare il linguaggio in funzione degli interlocutori e delle circostanze. Nello spazio digitale, invece, pubblici differenti possono ritrovarsi contemporaneamente davanti allo stesso messaggio, senza condividere necessariamente conoscenze, riferimenti o aspettative.
Un’espressione formulata all’interno di una discussione circoscritta può così raggiungere destinatari lontani dal contesto originario. Il suo significato può essere reinterpretato, contestato o amplificato attraverso ulteriori condivisioni. Questa trasformazione rende più complesso il rapporto fra intenzione comunicativa, interpretazione pubblica e conseguenze dell’espressione.
La frammentazione del confronto può inoltre favorire forme di appartenenza costruite principalmente sull’opposizione. Il dissenso non viene più utilizzato per esaminare un argomento, ma per confermare l’identità del gruppo al quale si appartiene. È una dinamica che non riguarda esclusivamente i giovani: coinvolge persone di ogni età e livello di istruzione.
4. Responsabilità individuale ed ecologia dell’informazione
Il funzionamento delle piattaforme solleva anche una questione relativa agli incentivi economici. Sistemi che attribuiscono valore al tempo di permanenza, alle interazioni e alla circolazione dei contenuti possono produrre effetti problematici sulla qualità del confronto pubblico. Tuttavia, l’esistenza di questi incentivi non dimostra automaticamente che i gestori scelgano consapevolmente di favorire ogni forma di aggressione verbale.
La moderazione automatizzata può contribuire a individuare minacce, molestie e contenuti potenzialmente illeciti, ma presenta limiti tecnici e interpretativi. Una stessa espressione può assumere significati differenti a seconda del contesto, del destinatario e delle circostanze. Affidare a un sistema automatico la valutazione definitiva della liceità di ogni messaggio significherebbe attribuirgli una funzione che richiede garanzie, proporzionalità e possibilità di contestazione.
La responsabilità delle piattaforme per le proprie scelte organizzative e per gli obblighi previsti dalla legge deve quindi essere distinta da quella degli utenti per le condotte individuali. I due livelli possono interagire, ma non sono intercambiabili.
La risposta al deterioramento del confronto pubblico non può esaurirsi nell’intervento giudiziario successivo alla pubblicazione. È necessario affrontare anche la formazione delle competenze che permettono di riconoscere la natura pubblica della comunicazione digitale e di valutarne le conseguenze.
In questa prospettiva, il percorso dedicato all’Ecologia dell’informazione, sviluppato da Inchiostrati nell’ambito di Dietro la macchina, propone di considerare l’ambiente informativo come uno spazio nel quale le decisioni individuali producono effetti anche sugli altri. Leggere, valutare, commentare e condividere non sono attività prive di conseguenze soltanto perché avvengono attraverso uno schermo.
La proposta della Patente digitale si inserisce in questo quadro come possibile modello di verifica delle competenze e di responsabilizzazione nell’accesso ai servizi digitali. La sua concreta applicazione richiederebbe naturalmente una discussione pubblica sui criteri di valutazione, sulle garanzie individuali e sulle condizioni di accesso. Il suo valore, nel contesto di questa riflessione, consiste nel riportare al centro una domanda spesso trascurata: quali conoscenze e quali responsabilità dovrebbero accompagnare l’esercizio delle libertà nello spazio digitale?
La libertà di critica non perde valore perché incontra dei limiti giuridici. Al contrario, la possibilità di esprimere dissenso, anche radicale, ha bisogno di una distinzione riconoscibile fra contestazione delle idee e aggressione alla persona.
Comprendere le condizioni tecnologiche che favoriscono il conflitto non significa assolvere chi vi partecipa. Significa riconoscere che la qualità del dibattito pubblico dipende contemporaneamente dalle responsabilità individuali, dalle regole applicabili e dalle caratteristiche degli ambienti nei quali la comunicazione avviene.
Riferimenti documentali
ANSA, «Insulti social alla sindaca di Lecce, la Procura chiede l’archiviazione», 10 ottobre 2026. ANSA, 10 ottobre 2026
Stanford Report, «How ‘For You’ feeds amplify outrage», 18 agosto 2026. https://news.stanford.edu/stories/2026/08/social-media-for-you-algorithms-engagement-outrage
Watson, J. et al., «Negative online news articles are shared more to social media», Scientific Reports 14, 21592 (2024). https://doi.org/10.1038/s41598-024-71263-z
Marwick, A. E., boyd, d., «I tweet honestly, I tweet passionately: Twitter users, context collapse, and the imagined audience», New Media & Society 13(1), 114–133 (2011). https://doi.org/10.1177/1461444810365313
