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“Le parole restano.”

Caro silenzio, tu che custodisci le parole mai nate, dimmi: qual è il prezzo della soglia che non si varca mai?

Ho provato a scriverle, queste lettere che restano sospese. Ma ogni volta la mano si ferma, come se la pagina sapesse già il segreto che non voglio rivelare. È forse questo il destino della riflessione: non concludere, ma indugiare?

Nella quiete di Palermo, tra le mura che echeggiano di voci antiche, mi chiedo se la vera lettera sia quella taciuta. Non il foglio compilato, ma lo spazio bianco che precede la prima riga. Tu, silenzio, sei il mio primo interlocutore. E l’ultimo.

Valerio Villari

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