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“Le parole restano.”

Una lettera riflessiva su ciò che è rimasto, tra memoria, distanza e la forma fragile delle presenze.

A volte penso che non sia la mancanza, il vero problema. È ciò che rimane a costringerci a una forma di fedeltà che non abbiamo scelto. Un oggetto, una frase, una stanza, un odore: sembrano cose minime, ma hanno la forza di riportare dentro interi paesaggi.

Ti scrivo da questo punto esatto, da dove il passato non è passato davvero e il presente deve imparare a convivere con le sue fratture. Non so se si tratti di custodire o di lasciar andare. So soltanto che certe tracce chiedono tempo, e che il tempo, da solo, non basta a cancellarle.

Forse si tratta di imparare a restare accanto a ciò che non si lascia risolvere. Di non chiedere alla memoria di essere pulita, lineare, rassicurante. Di accettare che una parte di noi continui a vivere in ciò che è rimasto, anche quando non lo chiamiamo più per nome.

Valerio Villari

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