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“Le parole restano.”

Questo è un viaggio nel futuro, ma non parte dalla fantascienza. Parte da computer quantistici che esistono già, da sistemi di correzione degli errori sperimentati in laboratorio, da algoritmi di intelligenza artificiale che vengono già utilizzati per calibrare dispositivi quantistici, decodificarne gli errori e cercare nuove configurazioni. Poi, inevitabilmente, il percorso oltrepassa ciò che sappiamo e raggiunge ciò che possiamo soltanto ipotizzare. La distinzione è essenziale: oggi sappiamo che l’intelligenza artificiale può aiutare lo sviluppo e il funzionamento dei computer quantistici; non sappiamo ancora se il calcolo quantistico renderà l’intelligenza artificiale radicalmente più potente. La letteratura scientifica più recente distingue esplicitamente questi due territori: il primo è già campo di ricerca concreta, il secondo rimane una prospettiva più lontana e speculativa.

È proprio questa incertezza a rendere interessante la domanda. Se le due tecnologie continueranno ad avvicinarsi, potremmo costruire sistemi capaci di affrontare problemi che nessun essere umano potrebbe percorrere manualmente nella loro interezza. Non perché la macchina possieda necessariamente una qualche forma superiore di comprensione, ma perché può operare a velocità, scale e dentro spazi matematici che non corrispondono alla nostra esperienza naturale. A quel punto la questione non sarà più soltanto quanto potente possa diventare uno strumento. Sarà molto più difficile: come possiamo continuare a controllarlo quando non siamo più in grado di seguirne ogni passaggio?

Infografica del percorso La mano sull’interruttore di Dietro la macchina
Il percorso La mano sull’interruttore in un’infografica. Clicca sull’immagine per ingrandirla.

6 movimenti

Il percorso originario
Conclusione

Epilogo: L’uomo abbastanza intelligente da costruire ciò che non riesce più a seguire

Il percorso si chiude tornando alla domanda che lo attraversa dall’inizio: che cosa significa conservare il controllo quando non possiamo più seguire ogni passaggio della macchina? L’epilogo raccoglie il paradosso finale: costruire strumenti che superano la nostra capacità di seguirli integralmente e dover comunque restare capaci di governarne limiti, verifiche e condizioni di arresto.

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