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“Le parole restano.”

Che cosa intendiamo quando diciamo che una macchina non crea veramente, non comprende veramente, non decide veramente?

A ogni nuova capacità dell’intelligenza artificiale sembra comparire una soglia ulteriore. Il calcolo non basta, il linguaggio non basta, la produzione di qualcosa di nuovo non basta. Ogni volta il criterio si sposta e la domanda, apparentemente rivolta alla macchina, finisce per tornare verso di noi.

Questo percorso nasce da una domanda sull’autorialità e attraversa progressivamente trasformazione, responsabilità e potere. Cinque movimenti, costruiti uno sull’altro, nei quali l’intelligenza artificiale rimane continuamente al centro della scena soltanto per mostrarci, ogni volta, l’essere umano che le sta davanti.

Il percorso originario si conclude con Il soggetto disabitato. Una riflessione successiva, Chi può decidere della storia?, riprende quella traiettoria e la porta oltre: dall’autorialità all’autorità.

Infografica del percorso Il bersaglio mobile del veramente di Dietro la macchina
Il percorso Il bersaglio mobile del «veramente» in un’infografica. Clicca sull’immagine per ingrandirla.

5 movimenti

Il percorso originario
Movimento 1 di 5

Chi ha fatto la barca?

La presenza di uno strumento artificiale rende meno autentica un’opera? Il primo movimento distingue l’esecuzione dall’intenzione e domanda dove comincino davvero autorialità, merito e responsabilità.

Leggi il movimento →
Conclusione

Il bersaglio non era la macchina

Il percorso era cominciato chiedendo chi avesse fatto una barca apparsa sopra un tabulato. Ha attraversato la trasformazione reciproca, la firma e l’ecosistema delle decisioni fino a domandarsi se il soggetto continui ad abitare ciò che dice e ciò che fa.

A ogni passaggio il «veramente» sembrava misurare la macchina. In realtà misurava i criteri attraverso i quali l’uomo continuava a raccontare se stesso.

Dopo il percorso

Una prosecuzione