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Lezione 08: Esame finale: non ho capito, posso fare una domanda?

Lezione 08 / 08

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ACCADEMIA DELL’IMPREPARAZIONE · LEZIONE 08 / 08

È il giorno dell’esame. Gli studenti entrano nell’aula magna e trovano un unico foglio sul banco: «Indicate una cosa che pensavate di sapere e sulla quale adesso siete meno sicuri». Seguono minuti di smarrimento. Uno studente domanda se esista una risposta modello. Un altro chiede se sia possibile consultare l’intelligenza artificiale. Il docente risponde che entrambe le opzioni sono ammesse, purché ciascuno sappia spiegare perché ha deciso di utilizzarle.

Questo corso non è stato progettato per convincervi che l’intelligenza artificiale sia meravigliosa o terribile, né per dimostrare che l’essere umano possieda virtù irripetibili o difetti incurabili. Abbiamo provato a riconoscere comportamenti: la difficoltà di fare domande, la ricerca di conferme, la paura della concorrenza, la tentazione di delegare la responsabilità, la capacità di cambiare abitudine senza accorgercene. Non sono problemi nati tutti con l’IA. La tecnologia li rende visibili in condizioni nuove.

Una studentessa dichiara di aver capito che non è necessario conoscere ogni dettaglio di un modello per farne un uso sensato, ma che è importante conoscere i limiti delle proprie verifiche. Un altro sostiene di aver imparato a dubitare dei titoli professionali troppo lunghi. Un terzo confessa di aver chiesto alla macchina di scrivergli la confessione. Il docente non lo boccia: gli domanda se almeno la confessione sia vera.

L’Accademia non offre un esame a crocette. Propone tre domande, alle quali si può rispondere anche dopo aver chiuso questa pagina: quando un sistema mi dà ragione, che cosa faccio per controllare la risposta? Quando mi aiuta a prendere una decisione, so spiegare di chi sia la responsabilità? Quando mi permette di fare qualcosa che prima non potevo, ne approfitto per imparare o per disprezzare chi sapeva già farlo?

Il consiglio accademico dichiara che tutti i partecipanti possono considerarsi promossi, compresi quelli che non condividono le conclusioni del docente. Non perché tutte le idee si equivalgano, ma perché il dissenso motivato è materiale didattico prezioso. Il docente vorrebbe consegnare un attestato di impreparazione consapevole. La segreteria gli ricorda che una certificazione simile rischierebbe di diventare, nel giro di una settimana, un requisito per lavorare.

La cerimonia si conclude senza cappelli lanciati in aria. Ne vola uno soltanto, ma appartiene al custode e non era stato autorizzato. Il docente chiude il registro con un’ultima annotazione: il corso è completo, non definitivo. Le future correzioni verranno documentate, e nessun aggiornamento verrà spacciato per una verità conosciuta da sempre.

La domanda che il docente non sa chiudere

Se non possediamo una risposta definitiva, siamo davvero impreparati oppure siamo finalmente pronti a continuare a domandare?