Prima della perdita del controllo esiste sempre, almeno in parte, una cessione del controllo.
Quando attribuiamo a un sistema di intelligenza artificiale un’azione, una decisione o un rischio, il linguaggio tende a portare la macchina in primo piano e a lasciare sullo sfondo ciò che è accaduto prima: chi l’ha progettata, quali capacità le sono state concesse, quali accessi sono stati aperti, quale autonomia è stata ritenuta accettabile e quali interessi hanno accompagnato quelle scelte.
La responsabilità che scompare segue questo arretramento dell’essere umano dal racconto dell’intelligenza artificiale. Non per sostenere che i sistemi non possano produrre comportamenti inattesi o pericolosi, ma per ricostruire la catena che rende quei comportamenti capaci di incidere sul mondo.
Il punto di partenza è semplice: un sistema può sorprendere chi lo ha costruito, ma non riceve spontaneamente una banca dati, una rete, una telecamera, un conto, un’infrastruttura o il permesso di agire senza conferma. Prima della perdita del controllo esiste sempre, almeno in parte, una cessione del controllo.
