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“Le parole restano.”

La paura dovrebbe rallentarci. Davanti a un pericolo, ci aspetteremmo cautela, tempo, attenzione. Eppure non sempre accade così.

Nel rapporto con l’intelligenza artificiale la paura può produrre l’effetto opposto: accelerare la competizione, restringere le alternative, aumentare il bisogno di controllo, generare nuove tecnologie per sorvegliare quelle che già temiamo e trasformarsi infine in un criterio attraverso il quale una società decide ciò che considera prudente, possibile o accettabile.

Questo percorso segue quella trasformazione in sei movimenti. Parte dalla corsa che nessuno vuole perdere e arriva a una domanda meno semplice della contrapposizione fra paura e coraggio: come conservare la capacità di riconoscere un pericolo senza consegnargli il diritto di decidere tutto?

Infografica del percorso La paura che accelera di Dietro la macchina
Il percorso La paura che accelera in un’infografica. Clicca sull’immagine per ingrandirla.

6 movimenti

Il percorso originario
Conclusione

La paura non deve scomparire

Il percorso non conduce alla conclusione che la paura dell’intelligenza artificiale sia infondata. Mostra invece ciò che può accadere quando un segnale necessario diventa il criterio attraverso cui organizziamo ogni risposta. La paura può avvertire, rallentare e rendere visibile un rischio; può anche accelerare, restringere le alternative, moltiplicare il controllo e costruire il mondo intorno a ciò che teme. La questione finale non è quindi come eliminarla, ma quale posto siamo disposti a darle.