La paura dovrebbe rallentarci. Davanti a un pericolo, ci aspetteremmo cautela, tempo, attenzione. Eppure non sempre accade così.
Nel rapporto con l’intelligenza artificiale la paura può produrre l’effetto opposto: accelerare la competizione, restringere le alternative, aumentare il bisogno di controllo, generare nuove tecnologie per sorvegliare quelle che già temiamo e trasformarsi infine in un criterio attraverso il quale una società decide ciò che considera prudente, possibile o accettabile.
Questo percorso segue quella trasformazione in sei movimenti. Parte dalla corsa che nessuno vuole perdere e arriva a una domanda meno semplice della contrapposizione fra paura e coraggio: come conservare la capacità di riconoscere un pericolo senza consegnargli il diritto di decidere tutto?
