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“Le parole restano.”

La piazza era quasi vuota quando si sedette sulla panchina. Tirò fuori un quaderno nero e cominciò a osservare le persone che passavano, annotando qualcosa con lentezza meticolosa. Non faceva domande, non disturbava nessuno, e proprio per questo attirò l’attenzione.

La donna del bar lo notò per prima e abbassò la voce. Poi due uomini, poco lontano, smisero di parlare e si scambiarono un’occhiata rapida. Una ragazza rallentò il passo, stringendo la borsa contro il fianco, come se quel gesto di scrittura fosse già una forma di minaccia.

Lui continuò a scrivere ancora per qualche minuto. Non sapeva che il controllo sociale, a volte, nasce da un dettaglio insignificante: un comportamento che rompe la prevedibilità e costringe gli altri a inventare un significato. E quando un significato manca, il sospetto lo sostituisce subito.

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