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“Le parole restano.”

Una poesia sull’introspezione e il silenzio, come spazio interiore in cui non c’è solo dolore, ma anche quiete, memoria e vita che continua.

Dentro di me
non c’è solo il dolore.

Ci sono stanze ferme,
una luce che cambia lentamente,
il passo lieve di ciò che resta
quando il giorno si ritira.

Ci sono gesti senza voce,
ombre che non fanno paura,
il respiro che misura il tempo
senza nominarlo.

A volte mi siedo
nel punto esatto
in cui il silenzio non pesa
ma rivela.

Lì comprendo
che non tutto deve ferire
per essere vero.
Che anche la quiete
ha il volto della profondità.
Che a volte
restare fermi
è un modo per attraversarsi.

E allora ascolto.
Non per guarire.
Non per spiegarmi.
Solo per riconoscere
ciò che in me resiste,
ciò che in me attende,
ciò che in me continua
a chiamarsi vita.

Valerio Villari

Inquadramento editoriale
Argomento

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