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“Le parole restano.”

Una poesia sul potere dell’assenza che diviene arte: il vuoto che orienta, la soglia che trasforma, la luce che ritorna in un’altra forma.

Non è il vuoto che fa male,
ma il modo in cui trattiene il respiro
prima di nominarti.

Le stanze imparano a ricordare
senza oggetti,
senza passi,
senza voce.
È così che diventano vive:
quando non hanno più nulla da offrire
se non la loro ferita luminosa.

C’è una soglia che non si vede,
un punto esatto in cui il mondo
smette di toccarti
e comincia a guardarti.

L’assenza è questo:
una mano che non sfiora,
ma orienta.
Una finestra che non apre,
ma lascia entrare.
Un nome che non chiami,
eppure ti risponde.

E allora capisci
che ciò che manca
non è mai davvero lontano:
si è solo fatto spazio
per poterti tornare
in un’altra forma.

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