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“Le parole restano.”

Nel giro di pochi giorni due iniziative nazionali hanno messo nello stesso spazio educativo parole che fino a poco tempo fa tendevano a viaggiare separate: intelligenza artificiale, pensiero critico, sicurezza online, cittadinanza digitale e responsabilità. Non sono la prova che la scuola italiana abbia già trovato un modello compiuto, ma sono un segnale interessante del modo in cui sta cambiando la domanda rivolta alla formazione.

Il 28 settembre INDIRE ha annunciato il proprio tour nel Salone dello Studente, con tappe da ottobre a dicembre in diverse città italiane. Tra gli incontri destinati a studenti e docenti compaiono cittadinanza digitale, sicurezza informatica, contrasto alle dipendenze, pensiero critico e intelligenza artificiale a scuola. Nello stesso periodo il Ministero dell’Istruzione e del Merito e la Fondazione SOS Il Telefono Azzurro hanno avviato il bando nazionale SAFE, rivolto alle scuole statali e paritarie di ogni ordine e grado e dedicato alla costruzione di un futuro digitale etico e sicuro nell’era dell’intelligenza artificiale.

Studenti in aula durante una lezione su cittadinanza digitale, intelligenza artificiale, sicurezza online e responsabilità
Illustrazione generata con intelligenza artificiale

La novità non è parlare di tecnologia

La scuola parla di tecnologia da molti anni. Il passaggio interessante è un altro: questi programmi non trattano l’IA soltanto come strumento da imparare a usare. La collocano accanto al pensiero critico, alla sicurezza, alla prevenzione del disagio, alla tutela dei minori e alla cittadinanza. È una differenza sostanziale, perché sposta la domanda dalla semplice alfabetizzazione tecnica alla capacità di giudicare ciò che accade dentro un ambiente digitale.

Un ragazzo può essere molto rapido nell’uso di un’applicazione e non sapere valutare l’affidabilità di una risposta; può conoscere perfettamente le funzioni di uno smartphone e non comprendere le conseguenze di una condivisione; può usare un sistema generativo senza possedere gli strumenti necessari per distinguere una risposta plausibile da una risposta verificata. La familiarità resta utile, ma non basta più a descrivere la competenza.

Prima della patente viene la scuola

È precisamente il punto sviluppato nel Movimento VI del percorso Patente digitale, Prima della patente viene la scuola. Se immaginiamo una soglia di autonomia o una forma di abilitazione, la formazione deve precederla. Non può essere l’esame a insegnare per la prima volta ciò che una persona dovrebbe avere costruito nel tempo.

Le iniziative di INDIRE e SAFE non coincidono con la proposta di Inchiostrati e non vanno presentate come una sua conferma. Mostrano però che una parte delle istituzioni educative sta già organizzando il problema attorno a una nozione più ampia di competenza: non soltanto usare gli strumenti, ma comprenderne rischi, contesto, conseguenze e responsabilità.

Una competenza che riguarda anche gli adulti

C’è un secondo elemento importante. Il tour INDIRE prevede attività rivolte anche ai docenti; SAFE valorizza percorsi formativi e workshop specialistici destinati a docenti e dirigenti. È un dettaglio tutt’altro che secondario. Chiedere alla scuola di educare alla cittadinanza digitale senza accompagnare gli adulti che devono insegnarla significherebbe spostare il problema senza costruire gli strumenti per affrontarlo.

La velocità con cui cambiano piattaforme, sistemi generativi e forme di manipolazione rende impossibile pensare a una competenza acquisita una volta per tutte. La scuola può diventare uno dei luoghi in cui questa competenza viene costruita, ma deve poter aggiornare anche chi ha il compito di trasmetterla.

Dal divieto alla capacità di giudicare

Il punto comune più interessante, allora, non è la presenza dell’intelligenza artificiale nei programmi. È il tentativo di collegarla a qualcosa che sopravvive agli strumenti: pensiero critico, sicurezza, responsabilità, verifica, consapevolezza. Un’applicazione cambierà, una piattaforma perderà utenti, un modello verrà sostituito da quello successivo. La capacità di fermarsi, valutare una fonte e comprendere le conseguenze di un gesto continuerà invece a servire.

Se una patente digitale deve avere un senso, la sua storia non comincia dall’esame. Comincia quando la scuola smette di chiedere soltanto «sai usare questo strumento?» e comincia a chiedere «sai decidere che cosa farne?».

A Brindisi la sperimentazione diventa un caso da osservare

Il 29 settembre si è aggiunto un elemento concreto. All’Istituto Majorana di Brindisi è stata presentata la ricerca dell’Osservatorio DisclAImer, realizzata da SWG, dedicata agli studenti e alle studentesse delle scuole italiane coinvolte in percorsi di sperimentazione dell’intelligenza artificiale. L’indagine guarda a come l’IA modifica studio, apprendimento, rapporto con i docenti e aspettative sulle competenze necessarie. Nello stesso contesto il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara ha indicato l’esperienza del Majorana, che porta avanti il progetto Book in Progress AI, come una sperimentazione da valutare anche per altre scuole.

È un passaggio utile perché porta la discussione fuori dal terreno astratto. Non si tratta più soltanto di stabilire se l’IA debba entrare a scuola: in alcune scuole è già entrata. Diventa quindi possibile osservare quali competenze costruisce, quali relazioni modifica e quali responsabilità nuove produce. È precisamente il tipo di domanda che l’Osservatorio di Dietro la macchina dovrebbe continuare a seguire.

Fonti e riferimenti

INDIRE: «Salone dello Studente, INDIRE in tour: incontri su orientamento, formazione e innovazione didattica», 28 settembre 2026.

SAFE: Nota MIM AOODGSIP n. 4323 del 28 settembre 2026 e comunicazioni degli Uffici scolastici regionali sul bando «SAFE – Scuole Azzurro Futuro & Educazione: Costruire un Futuro Digitale Etico e Sicuro nell’Era dell’Intelligenza Artificiale».

DisclAImer / SWG: «L’IA che reinventa la scuola», ricerca presentata a Brindisi il 29 settembre 2026 nell’ambito dell’iniziativa DisclAImer. ANSA: dichiarazioni del ministro Giuseppe Valditara sull’esperienza del Majorana e sulla possibilità di estenderne la sperimentazione ad altri istituti, 29 settembre 2026.

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