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“Le parole restano.”
16/06/2026 · 1 minuto

La forma che resta

Nella stanza delle poesie ritroviamo versi nascosti dal tempo. Un attraversamento intimo e filosofico sulla metamorfosi silenziosa che cura e...

Non vidi il giorno della svolta,
né il rumore del legno che cede.
La casa parve sempre la medesima,
lo stesso muro, la medesima sede.

Eppure il tempo, paziente scalpellino,
lavorava nascosto nella pietra;
nessuno ode la mano del destino
quando apre una finestra.

Cadde una foglia senza far clamore,
poi un’altra ancora lungo il viale;
non fu l’autunno a mutare il colore,
ma il lento compiersi del suo finale.

Così l’acqua che attraversa la montagna
non conosce il profilo del domani;
scava nel buio, insiste e l’accompagna,
finché la roccia cede nelle mani.

Ogni trasformazione è quasi assenza,
un passo lieve dietro alla realtà;
non porta insegne, trombe o evidenza,
ma muta il volto dell’eternità.

E quando infine credi di guardarti
con gli stessi occhi avuti fino a ieri,
scopri che sono altrove alcune parti,
come gli stormi al termine dei cieli.

Nulla rimane identico a sé stesso.
Persino il sole cambia ad ogni alba.
La vita cresce dentro ogni processo
come radice nascosta nell’erba.

Non siamo ciò che eravamo un giorno,
né ciò che immaginiamo di diventare.
Siamo il cammino che prende contorno
mentre continua lentamente ad andare.